L’emergenza rifiuti non è causata dai rifiuti dei cosentini ma dal malgoverno regionale


Mentre a Bucita c’è chi resiste, l’assessore Pugliano continua a fuggire

RENDE, 07/02/2014_Comunicato Stampa

La fuga dell’assessore regionale all’ambiente Franco Pugliano, avvenuta l’altro giorno dalla sala stampa dell’Università della Calabria, è significativa della situazione in cui versa la nostra regione. Ha lasciato di corsa la presentazione della candidatura del Parco della Sila tra i patrimoni Unesco per recarsi in giunta. Questo perché la discarica su cui si regge l’intero smaltimento dei rifiuti regionale è chiusa ancora una volta a causa della pioggia. Andandosene dalla conferenza, ha avuto solo il tempo di annunciare una nuova emergenza e di dire quello che è diventato il suo mantra: “bisogna costruire nuovi impianti, l’emergenza è provocata dai rifiuti dei cosentini”. Ma il problema rifiuti è di fronte ad ogni calabrese e non può essere nascosto sotto il tappeto. Una emergenza che dura paradossalmente da più di quindici anni è difficile da nascondere.

Infatti, niente è migliorato da quando, oramai due anni fa, contestammo Pugliano in quella stessa sala stampa. Come Rete in Difesa del Territorio “F. Nisticò” eravamo lì per chiedere le sue dimissioni e la fine del commissariamento. Ci trovavamo di fronte un assessore responsabile sul piano politico e sul piano giudiziario: veniva a parlare di educazione ambientale un indagato per la discarica di Allì. La sua posizione si è ora aggravata perché accusato di disastro ambientale: il percolato che inquina il fiume Allì porta il nome anche di un assessore regionale all’ambiente. Cosa aspetta a dimettersi?

Il lato peggiore di Pugliano, però, si vede sul territorio calabrese negli altri scempi di cui è colpevole per il suo ruolo politico. Stando ai fatti, c’è stata una precisa scelta politica nell’avallare la speculazione sull’emergenza rifiuti ai danni della salute dei calabresi. La raccolta differenziata e la riduzione del rifiuto, infatti, sarebbero l’unica soluzione virtuosa a questo scempio (come ampiamente dimostrato dalla strategia “rifiuti zero”). Questo però intaccherebbe i profitti di chi oggi si arricchisce avvelenando i territori. Invece che i cittadini, l’assessore regionale Pugliano sembra voler difendere proprio questi interessi, come confermato dai dati della raccolta differenziata. La raccolta differenziata in Calabria semplicemente non esiste e anche gli impianti di selezionamento cadono a pezzi e sono inservibili, come confermato dagli stessi dati della regione. Imporre nuovi impianti ai cittadini (senza nemmeno confontarsi con loro) avrebbe l’unico scopo di continuare a speculare sugli appalti e sull’economia da rifiuto. Questo vuol dire mettere la Calabria nelle mani di speculatori grandi e piccoli e della ‘ndrangheta. Non si fa niente per arginare questo fenomeno che è la vera causa dell’emergenza e, anzi, dai documenti e dalle dichiarazioni della regione si legge l’intenzione di continuare a seguire la via pericolosa dell’incenerimento e delle mega-discariche. Un finanziamento legalizzato all’avvelenamento dei territori.

Non vogliono trovare i fondi necessari per costruire un sistema di gestione virtuoso, altro che colpa dei rifiuti cosentini. Vogliamo dire chiaro che nell’area urbana i problemi dell’inquinamento sono anche troppi ed è inaccettabile che a questi si aggiunga l’apertura di un impianto di incenerimento o trattamento. Questi impianti potrebbero solo inserirsi nel quadro di pura speculazione sopra descritta e nell’ottica di soluzioni tampone che, come si è visto, non fanno che allungare la decennale emergenza. Le popolazioni stanno dicendo chiaro il loro no a soluzioni tampone come quella di Albicello a Donnici, contro cui coraggiosamente si batte il Comitato Difesa Territorio – Donnici. A proposito di emergenze ambientali, sappiamo bene qual’è la priorità dell’area urbana cosentina: l’inquinamento della ex – Legnochimica, che da decenni semina morti tra i residenti e inquina gli studenti che vengono all’UniCal. Questo dimostra in che stato di abbandono ci vogliono relegare.

La difesa dei nostri territori viene dai calabresi che lottano e si impegnano in prima persona per fermare questo sistema. Un sistema che si regge grazie ai disegni che portano anche la firma di Pugliano. Non da ultimo il bando regionale di smaltimento dei rifiuti, contro cui stanno lottando i cittadini del Comitato in difesa di Bucita riuniti nel blocco dell’impianto. Basta decidere sulle spalle delle comunità. Questo bando non deve passare. Ci sentiamo vicini a loro come a chiunque si impegni in difesa del proprio territorio in prima persona contro quell’inquinamento che colpisce anche la classe dirigente. E’ dalla Calabria che resiste che viene l’energia per invertire la rotta e rimettere al centro il diritto alla salute, la partecipazione e il controllo diretto da parte dei cittadini.

Laboratorio Politico P2 Occupata

 

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