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Documento Assemblea di Facoltà 30/09

Prendiamo atto che dopo due anni di denunce, allarmi ed appelli, la nostra facoltà si è finalmente resa conto, di fatto, della gravità dei tagli della legge 133/08 e della proposta di riforma universitaria da parte del Ministero dell’Istruzione.

Non ci illudiamo: siamo coscienti del fatto che se non fosse stato per il grave disagio provocato legittimamente e giustamente da parte dei ricercatori della nostra facoltà, anche quest’anno accademico sarebbe partito regolarmente, come se nulla stesse accadendo.

Esattamente come è avvenuto negli ultimi due anni nonostante fosse palese come le politiche governative stessero minando all’esistenza stessa dell’Università e della Ricerca Pubblica.

Troviamo quindi bizzarro il modo con cui si è deciso di convocare ed arrivare a questa importante assemblea, con particolare riferimento alle corrispondenze degli studenti che il sito della facoltà ha inteso pubblicare negli ultimi giorni. Dopo due anni di totale silenzio, anzi, di pieno riassorbimento di tutto lo studentato nei mirabolanti tempi di studio dell’università post Processo di Bologna, si apre finalmente il dialogo con gli studenti con l’intento di testarne gli umori tramite internet (!?) a seguito della stringata comunicazione del rinvio dell’anno accademico. Chiedete alla fermata dell’autobus cosa pensano gli attendenti di una corsa in ritardo ed otterrete più o meno le stesse risposte: se questa è la responsabilità a cui ci si vorrebbe appellare per invocare l’avvio dell’anno accademico, allora siamo completamente, ancora una volta, fuori binario.

Se di richiamo alla responsabilità si vuol parlare, allora gravissima è quella che ricade sulle spalle di tutte le Facoltà dell’Ateneo nel momento in cui si è deciso di approvare i Manifesti degli Studi già a Luglio di quest’anno, spesso sotto la curiosa “supervisione” del Rettore. Tutto ciò nonostante la pubblica indisponibilità di buona parte dei ricercatori a sostenere le “consuete” ore di didattica gratuita e volontaria, a cui molti si sottopongono da anni talvolta per spirito di sacrificio e passione nei confronti dell’insegnamento, in altri casi perchè sotto ricatto da parte dei loro ordinari.

Questa approvazione forzata non trova altre spiegazioni se non proprio in un subdolo ricatto, celato dietro il richiamo alla responsabilità nei confronti degli studenti e delle loro famiglie, verso chi si era dichiarato indisponibile già all’epoca. Senza considerare la pochezza e l’irresponsabilità di chi preferiva guadaganare tempo in attesa di un’eventuale caduta del governo.

Ci teniamo a ricordare che quello dei ricercatori non è uno sciopero, che stante alla gravità della situazione non sarebbe affatto inopportuno, bensì un semplice attenersi ai propri obblighi contrattuali, e questo basta per riversare nel caos l’intera facoltà. Ma come ben sappiamo le nefandezze delle politiche governative degli ultimi anni non si limitano alla sola questione dei ricercatori.

Nei confronti dell’attacco sfrenato e trasversale al ruolo stesso dell’Università Pubblica, operato attraverso “mirabili” interventi di politica economica tesi allo strangolamento della stessa ed alla distruzione dell’accessibilità e del diritto allo studio, la casta dirigenziale dell’accademia ha insistito su posizioni ed atteggiamenti concertativi e corporativi avallando in pieno tali decisioni.

Queste sono le responsabilità a cui le famiglie e gli studenti devono appellarsi nei confronti anche dei qui presenti, siano essi ordinari, presidi di facoltà, presidenti di corso di laurea, vice presidi.

Troppo spesso ci si nasconde dietro una fantomatica responsabilità istituzionale per sfuggire alle ben più rilevanti responsabilità politiche, sociali e morali nei confronti dell’intero Paese. Se gli studenti, infatti, sono coloro i quali per primi subiscono sulla propria pelle i vostri esperimenti fallimentari, il disastroso stato in cui avete trascinato l’Università Pubblica, più o meno a braccetto coi governi di oggi e di ieri, si ripercuote inesorabilmente su ogni cittadino di oggi e soprattutto di domani.

In virtù di tutto questo ci chiediamo come si possa ancora discutere sull’avvio dell’anno accademico quando è in gioco la sopravvivenza stessa del sistema universitario italiano.

La nostra, come tutte le altre Facoltà d’Italia, deve scegliere da che parte stare: senza il ritiro in toto del DDL 1905 ed il ripristino dei fondi scippati all’Università, continuare la normale attività didattica ed improvvisare l’ennesimo claudicante anno accademico è il più grande gesto irresponsabile che si possa fare.

Studenti di Ingegneria, Unical

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